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In collaborazione con : Ed. Leone & Griffa

FUNGHI IN UMIDO

Autore: B. Zumaglini



Il fungo dalle tante forme e molti colori che oggi cerchiamo con cupidigia nel sottobosco, un tempo veniva raccolto e pulito sul posto su tutta l’area biellese : delle pendici della Serra sino alla Baraggia e nelle nostre montagne ; si cucinava subito ed era festa, per il fatto che non era costato nulla e perché, finalmente, si poteva gustare un abbondante piatto particolarmente gustoso. Si pulivano 2 o 3 cipolle, si affettavano e si lasciavano appassire in un largo tegame di terraglia, con burro e olio. Si raschiavano i funghi e si ergevano con un panno umido, si tagliavano a fette, si univano alle cipolle e si facevano saltare a fuoco piuttosto vivace, in modo che non facessero acqua.Si insaporivano con qualche stelo di timo serpillo, sale e pepe. C’era chi univa un po’ di pomodoro passato, lasciandolo cuocere ancora un pochino. Si poteva gustare con la polenta.

Quando si trovavano funghi piuttosto grandi, si puliva bene il largo cappello e si tagliava a fette ; queste venivano passate nell’uovo sbattuto, nella farina bianca e poi fritte nel condimento di cui si disponeva. Se la raccolte era stata particolarmente abbondante, dopo averli puliti e affettati, i funghi venivano posti su assi di legno e lasciati seccare all’ombra, per ritirarli alla sera e rimetterli all’aria, sino a che si fossero seccati bene. Si conservavano poi dentro sacchetti di carta, riposti in un luogo fresco e asciutto. Durante la fredda stagione, dopo averli tenuti a bagno nell’acqua fresca, si cucinavano come quelli freschi.

Tratto da : "dalla madia al fuoco del camino" :-: Edizioni Leone & Griffa




 
 

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